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Titlesogni, bisogni e aspettative di persone normalmente differenti, 25 anni di lavoro della cooperativa
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dedalus

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© 2006 Gesco edizioni
via G. Porzio, 4 · Centro Direzionale Isola G/8 · 80143 Napoli · Italy

ISBN 978-88-95004-02-0

Progetto grafico
Studio Eikon/Napoli

Finito di stampare da Cris Arti Grafiche (Arzano, Napoli)
nel mese di novembre 2006

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Il progetto
Progettare un programma individualizzato è un’azione congiunta che prevede
la partecipazione attiva della persona coinvolta, attraverso un percorso che ne
ricostruisce storia, bisogni, desideri, al fine di stabilire le priorità dell’agire, la
rete da attivare, mirando alla graduale autonomia del fruitore, destrutturando
l’universo onirico, irrealizzabile, riconducendo gli obiettivi in una dimensione
di fattibilità contestuale.
Il percorso si realizza attraverso programmi, condivisi dalla persona fin dalla
loro elaborazione, che partono dalla storia personale per proseguire nell’indi-
viduazione dei bisogni e delle criticità realizzative, nella definizione delle risor-
se e delle competenze da attivare (rete) fino alla strutturazione dei criteri per
conferire anche supporti finanziari, articolati come “borsa di cittadinanza”, in
relazione alla priorità problematica evidenziata.
Programmi definiti in modo congiunto tra équipe del privato sociale ed enti
del territorio, articolati su un processo strutturato per fasi e interventi suc-
cessivi in grado di supportare il destinatario, oltre che nello sforzo di uscita e
superamento della condizione di difficoltà, anche nel percorso di ri-adatta-
mento e inclusione nel contesto socio relazionale di riferimento.
Sulla rilevazione dei bisogni globali e sull’attivazione delle risorse necessarie
a soddisfarli, si inserisce, poi, l’azione per la soluzione della problematica di
competenza del servizio, sia essa relativa all’inclusione lavorativa, a quella abi-
tativa, alle cure sanitarie, all’assistenza legale, alla tutela, ecc., con l’eroga-
zione di borse di cittadinanza mirate a quel problema specifico (indennità per
tirocini formativi/lavorativi, contributi per l’accesso abitativo, sussidi per il
sostegno scolastico, borse di studio, assistenza legale, ecc.).
In realtà, il progetto, così strutturato, deve porre l’operatore nella condizione
di accompagnare il destinatario nel percorso senza sovrapposizioni di ruoli,
costituendo i pre requisiti per la fase del distacco, ovvero il passaggio alla
piena autonomia della persona, articolando le regole di percorrenza, dentro la
relazione d’aiuto, con la piena consapevolezza che la norma deve essere con-
divisa e che la sua applicazione, comunque, può creare conflitti che devono
essere gestiti con particolare capacità di mediazione.

Le metodologie
Alla base di questi interventi ci sono delle metodologie imprescindibili: l’azio-
ne di rilevazione, monitoraggio ed elaborazione dei bisogni; l’agire in rete; la
mediazione linguistica culturale; il lavoro di strada; il bilancio delle competen-
ze e l’attivazione di strumenti che favoriscono l’incontro tra domanda ed
offerta, relativamente alle problematiche lavorative.
La rilevazione dei bisogni e la loro elaborazione, anche in fase progettuale,
finalizzata alla realizzazione di servizi sempre più efficaci nella risposta alle

L’aggancio si manifesta in forme diversificate ma nasce sempre da un’attività
specifica, sia essa di sportello informativo o di lavoro di strada, che spesso può
anche solo tratteggiare i contorni di problematiche definite, rimandando,
comunque, ad un bisogno di approfondimento che implica la progettazione di
un sistema di indagine, di ricerca azione, fino alla presa in carico del fruitore.
La presa in carico è un concetto altamente critico che si plasma nell’incontro
tra la domanda e l’offerta di servizio. L’incontro tra domanda e offerta non è
un processo chiaro e semplice: le tipologie di domanda si differenziano tra
loro mentre l’offerta non è mai standardizzata e non dipende esclusivamente
dalle potenzialità del servizio dedicato.
La presa in carico, quindi, se lasciata ad un meccanico divenire dell’equazio-
ne empirica bisogno/soddisfacimento, assume un carattere relativo e lungi
dal misurarsi con quei parametri di complessità di cui prima ma, se posizio-
nata nella prospettiva di sviluppare il principio di autonomia del destinatario,
verso percorsi di acquisizione del diritto di cittadinanza, si rileva l’elemento
fondante dell’intera progettazione emancipativa.
Le fasi di aggancio e di presa in carico sono le più delicate e prevedono una
capacità empatica, da parte dell’operatore, tale da comunicare vicinanza nella
relazione d’aiuto e, al contempo, di trasferire una costante comprensione dei
rispettivi ruoli, al fine di scongiurare coinvolgimenti emotivi irrazionali dell’o-
peratore ed attese irrealizzabili da parte del fruitore.
In tale logica, l’operatore deve sempre perseguire l’interesse della persona,
fornendogli gli strumenti per la sua emancipazione ma garantendone l’auto-
nomia decisionale ed operativa.
Questo pone dei limiti all’empatia naturale che si instaura tra operatore e
destinatario, limiti che la professionalità esige per la tutela di entrambi: lad-
dove l’eccessivo coinvolgimento emotivo procura, in chi opera, derive di
“onnipotenza” o “burn out” da impotenza, spesso, nel fruitore, comporta
una limitazione della sua autonomia o, addirittura, uno sconfinamento nella
sua dimensione privata.
Quando, poi, il desiderio di aiutare ad ogni costo sfocia nella ricerca parossi-
stica di obiettivi perseguibili si rischia di ignorare quelle norme e quelle rego-
le che sono alla base dei processi di inclusione.
Risulta, quindi, buona prassi porre regole condivise nel percorso da intra-
prendere: norme che stabiliscano i principi etici a cui attenersi, le responsa-
bilità da assumersi ma anche i limiti entro cui agire, stabilendo anche i criteri
del non praticabile, intesi come veri e propri dinieghi verso determinati com-
portamenti.
Si stabilisce, così, un patto: un “patto di cittadinanza” che non solo determi-
na precetti ma, soprattutto, delinea i contorni di un percorso finalizzato alla
piena autonomia del destinatario.

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all’accesso alle risorse formative nonché al mercato del lavoro.
Proprio il bilancio delle competenze, metodologia che tende a far emergere e
si pone di valutare l’insieme dei saperi e del saper fare di cui una persona
manifesta la capacità in un’attività professionale, sociale o di formazione, è
l’ulteriore aspetto per definire un corretto approccio nell’orientamento al lavo-
ro dei soggetti a rischio di esclusione sociale: in considerazione delle tante
variabili e criticità che si incontrano nell’azione dedicata a questa fascia di
destinatari, attraverso il bilancio delle competenze è possibile traguardare l’o-
biettivo di far maturare la consapevolezza delle proprie capacità e dei propri
limiti, evidenziando attitudini ed abilità, anche inconsapevoli, rapportandole
alle competenze acquisite, per definire aree critiche e punti di forza su cui
costruire il progetto formativo e professionale.
Il tassello finale è, poi, costituito dalle azioni tese a favorire l’incontro tra
domanda ed offerta di lavoro: lo strumento più utilizzato, nelle attività descrit-
te, è quello dei tirocini lavorativi che rivelano una particolare attitudine alla
valorizzazione dell’aspetto formativo. Introdotti dall’art. 18 della Legge 24 giu-
gno 1997 n° 196 essi, infatti, sono proposti alle aziende da Enti formatori
identificati nella normativa, a cui carico sono attribuiti gli oneri di natura antin-
fortunistica e le eventuali indennità orarie del formando.
Dispositivo di notevole efficacia, nell’ottica di definizione di progetti individuali
formativi/lavorativi, per l’incentivazione dell’incontro domanda/offerta, il tiro-
cinio rientra metodologicamente nei percorsi propedeutici all’inclusione lavo-
rativa di soggetti svantaggiati e ha mostrato potenzialità rilevanti anche nelle
pratiche rivolte agli immigrati.

L’articolazione dei programmi
I progetti individualizzati sono strutturati per dare risposte ai bisogni di perso-
ne che vivono situazioni di particolare disagio socio-economico e relazionale,
ponendosi l’obiettivo principale di offrire loro opportunità e risposte che con-
siderino ma, al contempo, tendano a superare e riassorbire l’insieme dei fat-
tori, soggettivi e oggettivi, che hanno determinato tali condizioni di criticità.
Gli interventi integrati sono basati sulla progettazione di Programmi indivi-
dualizzati di benessere e cittadinanza che prendono in carico, nella loro tota-
lità, i destinatari dell’intervento, considerandoli nel loro insieme di difficoltà e
risorse, bisogni e aspettative di lavoro, autonomia, socialità, affettività.
I programmi sono sostenuti da una Borsa di cittadinanza, ovvero un contribu-
to economico inteso come strumento flessibile, calibrato sulle diverse neces-
sità che emergono dall’analisi dei singoli casi.
I destinatari sono coinvolti, fin dall’inizio, nella definizione dei programmi, pro-
gettati a partire dai loro bisogni, rispettando la loro autonomia decisionale.
Una volta redatto, il programma è, poi, sottoposto alla discussione e all’ac-

necessità monitorate, è un lavoro di ricerca che attraversa tutte le attività
rivolte ai soggetti a rischio di svantaggio sociale e si alimenta nell’azione per-
manente di strada che assolve alla duplice funzione di aggancio dell’utenza e
di antenna territoriale per l’intercettazione della domanda sociale.
Dar vita, per altro, a servizi che sappiano cogliere i reali bisogni dei destinata-
ri, sia nel campo dell’orientamento in generale sia in quello dell’avviamento al
lavoro, vuol dire, in primis, creare un coinvolgimento di altre risorse presenti
sul territorio, in grado di supportare e coadiuvare le attività dedicate, inte-
grandosi con esse e fornendo servizi, professionalità e conforto organizzati-
vo.
Un insieme di risorse, dunque, che, nel confronto o nelle pratiche comuni e
condivise, possano trovare le forme adeguate per rispondere alle molteplici
domande espresse dai destinatari dell’intervento.
E’ l’efficacia della comunicazione, la circolazione dell’informazione, la visibili-
tà delle azioni proposte che, in sinergia col lavoro di strada, devono consenti-
re l’ampliamento progressivo ed in itinere della rete di rapporti, collaborazio-
ni, confronti, con strutture e soggetti che, pur presenti nel territorio o in luo-
ghi attigui, non sono mai entrati in contatto, ignorando, spesso, l’esistenza
reciproca, pur disponendo di risorse da collocare sul piano dell’attività.
Il consolidamento della rete di rapporti e relazioni a supporto dell’iniziativa non
può, ad esempio, assolutamente prescindere da una forma di contatto stabi-
le con i servizi socio assistenziali promossi dall’Asl e dal Comune di riferi-
mento.
Ma occorre stabilire anche rapporti con imprese locali, cooperative, strutture
aziendali in genere; centri per l’impiego; Istituzioni, Università, enti formatori
che siano in grado di seguire ed accompagnare i progetti di ingresso nel mer-
cato del lavoro o di autoimpiego e di creazione d’impresa.
Nello specifico delle persone immigrate, l’azione di ponte comunicativo è
indispensabile: senza il supporto della mediazione linguistica culturale, ogni
azione perde di efficacia, soprattutto in termini di pari possibilità di accesso al
sistema dei presidi e delle opportunità. L’inserimento dei mediatori culturali
determina, nei fatti, un forte stimolo per il miglioramento complessivo del
funzionamento dei servizi: se solo pensiamo all’area dell’orientamento al lavo-
ro, ci si rende conto che, senza il supporto dei mediatori, sarebbe improbo
adottare metodologie come il bilancio di competenze o attivare strumenti per
favorire l’emersione delle attitudini e delle motivazioni e valutare la loro adat-
tabilità al percorso formativo proposto; per non parlare, poi, del lavoro finaliz-
zato a verificare la capacità di gestire le relazioni e il lavoro in équipe o la
coerenza tra progetto migratorio e profilo professionale di uscita.
Un programma individualizzato che tenda a prendere in carico persone svan-
taggiate, nella loro complessità, non può prescindere da processi finalizzati

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Le persone che con il proprio impegno hanno animato i 25 anni di vita
di Dedalus sono state:

in qualità di Presidenti
Giuseppe Zollo, Salvatore Emiddio Illiano, Giuseppe Reca, Elena de Filippo

in qualità di soci
Giuseppe Zollo, Giacomo Forte, Vincenzo Esposito, Michele Biondo,
Leopoldo Tartaglia, Emilio Esposito, Alfonso Marino, Rosalba Aponte, Antonio
Guglielmo, Guido Piccoli, Rita Monfregola, Amelia Di Lanno, Maria Teresa
Marino, Gian Paolo Romano, Dario Bracci, Salvatore Emiddio Illiano,
Giuseppe Reca, Elena de Filippo, Leonardo Michele Lotufo, Maria Francesca
Romaniello, Enrica Morlicchio, Giancarlo Canzanelli, Paola Boffo, Loredana
Reca, Gabriella Marino, Giuseppe Capasso, Leonarda Danza, Rosario Pirolo,
Gaetana Melchionna, Paola De Vivo, Giuseppe Porcaro, Carlota Maria
Eugenia Escobar, Giacomo Smarrazzo, Andrea Morniroli, Teresa Attademo,
Salvatore Esposito, Maria Vittoria Iapoce, Eduardo Sorvillo, Gaetana
Castellaccio, Emanuela Vicidomini, Sabrina Del Pozzo, Nadia Hamdani, Hawa
Mohamed Ali, Anila Xhemalaj, Lassaad Azzabi, Paola Esposito, Zdenka
Kovalova, Massimo Ciccarelli, Gennaro Curallo, Carlo Russo, Lilia Josu.

Attualmente collaborano con Dedalus
Marco Ambron, Silvana Amendola, Maria Luigia Bonaiuto, Chen Jie,
Annunziata Cipolla, Maria Maddalena Cupparo, Luigi De Lisio, Milena De
Luca, Maria Grazia Del Vecchio, Enrica Di Nanni, Fatimah Ehikhebolo,
Salvatore Esposito, Salvatore Fachile, Tiziana Fortino, Alfonso Gaglio, Mariola
Grodzka, Nexhmije Halili, Daniela Iapoce, Rosita Kuranage, Nataliya Madelyk,
Manuela Manzoni, Rosa Mauriello, Elisa Napolitano, Valeria Petitto,
Alessandra Pignatelli, Maddalena Pinto, Francesca Primi, Paola Rainone,
Halyna Romanyuk, Ernestina Servo, Edlir Sina, Amos Tahou, Chukwuemeka
Ugwu, Soledad Maria Velasquez, Abdelfattah Zaami, Haitao Zhu

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Nel corso di questi 25 anni Dedalus ha lavorato al potenziamento e alla
qualificazione dei rapporti con la realtà locale. Le attività sono svolte gra-
zie ad una rete territoriale attivata con numerosi enti tra i quali
Alisei, Arci Nazionale, Asgi, Associazione Jerry Maslo, Associazione On the
Road, Associazione MigrAzioni, Associazione Priscilla, Auser Campania,
Casba, Caritas di Napoli, Caritas Regionale, Case Famiglia per minori presenti
sul territorio, Centri per l’Impiego della Campania, Centro Ero Forestiero, Eva
Onlus, Centro Fernandez, CGIL Filcams, Comitato per i Diritti Civili delle
Prostitute, Comunità Casa Rut, Comunità di Sant’Egidio, Comunità straniere e
Associazioni di immigrati presenti in Campania, Fondazione dello Scugnizzo,
Gruppo Abele, IPM dI Airola e Nisida, Il Pioppo, Isvar, MIT-Movimento Identità
Transessuale, Nea, Oim, Opera Nomadi, Procura della Repubblica, Questura di
Napoli, Salam House, Questura di Caserta, Save the children Italia, Studio
ERReSSE, Tribunale per i Minorenni di Napoli, Vigili Urbani-Ufficio Minori

Inoltre, ha collaborato, in questi anni, con
Agenzia per Impiego della Campania, Amministrazione Provinciale di Lecce,
Amministrazione Provinciale di Napoli, Asl Caserta 1, Asl Caserta 2, Asl Napoli
1, Asl Napoli 2, Camera di Commercio di Napoli, Casa circondariale di Lauro,
Centro di Giustizia Minorile della Campania, Centro Polifunzionale Villa
Nestore, Cgil Campania, Cnr Irpps, Comune di Aversa, Comune di Casalnuovo,
Comune di Castellammare di Stabia, Comune di Eboli, Comune di Gragnano,
Comune di Marano di Napoli, Comune di Mugnano di Napoli, Comune di
Napoli, Comune di Perugia, Comune di Pompei, Comune di S. Valentino Torio,
Comune di Santa Maria Capua Vetere, Comune di Sant’Antonio Abate, Erfes,
Fivol, Fondazione Banco Napoli per l’Assistenza all’Infanzia, Imed, Ires
Campania, Ires Nazionale, Istituto Professionale di Stato per i Servizi Sociali di
Sarno, Ospedali del territorio, Parsec, Prefettura di Caserta, Prefettura di
Napoli, Regione Campania, Scuole del territorio, Società per l’Imprenditorialità
Giovanile, Università degli Studi di Napoli Federico II

Dedalus aderisce alla Legacoop ed è socia del Consorzio di Cooperative
Sociali Gesco.

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